Dalla Prefazione dell’autore
Oggi come oggi, visto e considerato l’invecchiamento generalizzato della popolazione, l’aspirazione al mantenimento di buone condizioni di salute è più che mai importante.
Nella nostra epoca invecchiamo sempre più lentamente, e la terza età assume sempre più l’aspetto di una fase della vita in cui potersi dedicare liberamente alle attività che più si preferiscono, esentati, almeno in parte, dal dover provvedere ai propri bisogni. Ecco perché non potremmo più accettare a cuor leggero le condizioni che hanno caratterizzato la vita delle generazioni che ci hanno preceduto, in cui la terza età era sinonimo di termine di una vita molto intensa. Ai nostri giorni, tale concezione viene più facilmente applicata alla cosiddetta “quartà età”, la vera e propria “senilità”.
Con il progredire delle condizioni igieniche generali, e una miglior gestione dei servizi sanitari, non possiamo più considerarci “vecchi” a cinquant’anni. A quest’età una donna ha un’aspettativa di vita di un’altra trentina d’anni! E in un contesto del genere, sarebbe assurdo trascorrerli nella malattia o comunque debilitati.
È per tutta questa serie di motivi che nella nostra società l’osteoporosi desta una particolare preoccupazione.
Quando, circa una ventina d’anni fa, studiavo medicina, il tema veniva a malapena accennato!
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