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Scheda libro
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Shock Shopping, di Saverio Pipitone analizza l’evoluzione delle diverse forme strutturali della moderna distribuzione. ・ mette in relazione le insegne distributive internazionali con un particolare aspetto che caratterizza il consumismo post-moderno; ・ scopre i costi sociali ed ambientali provocati dalle strategie della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), svelandone il lato oscuro; ・ osserva le numerose tecniche di fidelizzazione effettuate per manipolare il comportamento umano; ・ approfondisce la vicenda della guerra tra catene distributive per la conquista di nuovi spazi commerciali e il controllo del territorio centro-periferico. Il libro indica infine la possibile alternativa della Piccola Distribuzione Organizzata (PDO), esaminando le diverse esperienze di decrescita, sobrietà e semplicità volontaria, incastrate in un discusso scenario di reazione o progresso.
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Indice:
Lo sviluppo consumista: dalla bottega allo shopping village
La realtà dei “non luoghi” e l’evoluzione in “distretto commerciale”
La cooperativa operaia Coop entra nella moderna distribuzione
Private label, multinazionali e comportamenti socialmente irresponsabili
Un’aspirina a marchio Coop: dai campi di sterminio nazista agli scaffali della GDO
Una grande S allunga le mani sul commercio equo e solidale
Lo SBAM di Auchan: una rivoluzione per adescare il consumatore
La politica “no local” di Carrefour al servizio della società dei consumi
Security intelligence e sorveglianza speciale nei discount Lidl
Spionaggio aziendale e violazione della privacy
Il reparto del vizio tecnologico e della spazzatura high-tech
Il supermarket dell’hamburger tra precariato e obesità
Bambini, fast food il pagliaccio del cibo malsano
Le inchieste sulla carne da allevamento industriale e intensivo
I costi occulti della Wal-Mart Global Economy
La logica fondamentalista dei prezzi sempre più bassi
L’imperialismo di IKEA e l’idea di ammobiliare la luna culto della matita e del metro
La finzione della città sul palcoscenico degli outlet center
Consumo postmoderno e piazze della nuova domenica
Un globo con le orecchie da topo dominato dall’industria del piacere
L’ideologia iperconsumista del parco dei divertimenti
Uno “sciame inquieto” di consumatori alla ricerca dell’esperienza emozionale
Dalle periferie la GDO avanza nei centri storici e occupa le ex fabbriche
Una modernità “liquida” e la fine della società dei produttori
Le tecniche di controllo e i linguaggi di consumo dei “demiurghi” della GDO
Perdere la testa per confusione da impulso consumista
Cosa Nostra Spa nell’affare Despar e della distribuzione energetica.
Radio Aut di Peppino Impastato e il vento che fischia su Mafiopoli
La trappola del business etico-ambientale e il realismo di Sancho Panza
Alla conquista di nuovi spazi commerciali: continua la disputa Coop Esselunga
Filiere produttive e distributive impigliate tra ecoflazione e private equity
Il movimento della Decrescita tra semplicità, felicità e serenità
Un dibattito sulla sobrietà nei consumi: reazione o progresso?
Il dibattito continua: localismo o globalismo?
Piccola distribuzione organizzata: km 0, gas, e farmer market
Dalla rete al distretto di economia solidale
I dati della GDO e i numeri della PDO
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Estratto:
Questo testo è rivolto a tutti coloro che stanno iniziando a farsi qualche domanda sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e vorrebbero optare per un consumo critico e consapevole. Una parte è dedicata all’esplorazione fra reparti e scaffali della moderna distribuzione e si ispira all’esempio del Centro Meridiana di Casalecchio di Reno, a Bologna, una struttura commerciale che supera il vecchio modello distributivo del “tutto sotto lo stesso tetto”, proiettandosi verso la nuova logica del “tutto sotto lo stesso cielo”. L’ipermercato, i punti vendita (store), il cinema multisala, i ristoranti e i pub, la palestra e il centro benessere, sono tutti inglobati nello stesso complesso, situato strategicamente vicino all’uscita autostradale e alla stazione ferroviaria; al suo interno vi è un residence e a pochissimi chilometri – facilmente raggiungibili – ci sono altre grosse strutture come Carrefour, Ikea, Castorama, Comet: in questo contesto, il classico centro commerciale si evolve in un vero e proprio “distretto commerciale”. Molti esempi di questa nuova realtà riempiono l’Emilia-Romagna: da Savignano sul Rubicone ai Lidi ferraresi, da Rimini a Ravenna a Ferrara. E non solo. Madrid offre piscina e pista di sci dentro uno shopping village. A Vienna, una muraglia di insegne s’affaccia sull’autostrada formando un quartiere commerciale, che attira il consumatore proponendogli anche un museo e molti altri tipi di intrattenimento: concerti, arte di strada, lezioni di ballo, giochi per bambini, feste e mostre, per un totale coinvolgimento emotivo e culturale. Nei Paesi dell’Europa dell’est, le scritte della propaganda comunista sono state sostituite da giganteschi cartelloni pubblicitari, che indirizzano verso queste cittadelle del consumo fast, easy e low cost. La prima conseguenza di un siffatto fenomeno mercantilista è una trasformazione: il “cittadino del centro storico” diviene “consumatore del centro commerciale”; tale mutamento è stato colto, fra gli altri, anche dal settimanale Economist, che ha posto la questione se il carrello della spesa abbia preso il posto della cabina elettorale. [...] |
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