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Scheda libro
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La via per il ritorno ad uno stato naturale, illuminato, uno stato che finalmente può essere dato!
Come avviene questa trasmissione? Accade attraverso un atto, noto come diksha, un’energia elettrica che si trasferisce, attraverso una sorta di canale, nella mente dell’uomo. Il diksha crea questo canale permettendo alle energie cosmiche di fluire, ponendo l’uomo in relazione diretta con Dio. Poi sarà Dio, coscienza cosmica o natura - comunque lo si voglia definire - a consegnare l’illuminazione. Bhagavan dice che si tratta di un processo neuro-biologico, e che occorre solo un piccolo cambiamento nel cervello per permettere alle energie cosmiche di dissolvere il concetto di quel “sé” che esiste separatamente.
Questo libro è la testimonianza della trasmissione di questa grazia divina, è un contenitore di frequenze d’illuminazione. Mentre lo leggi, potresti avere un qualche tipo di diksha. Leggi, quindi, con un’attitudine di ampia apertura di mente e di cuore. Secondo Bhagavan siamo pronti a ricevere l’illuminazione. Quando un numero sufficiente di persone vivrà questo cambio di prospettiva, sarà raggiunta una “massa critica” che condizionerà il DNA collettivo dell’umanità. A quel punto l’illuminazione globale avrà luogo. A partire dal 2003 ci troviamo dentro l’Età dell’Oro e da quello stesso anno che a Golden City, nel sud dell’India, s’impartisce pubblicamente l’illuminazione.
Dice Sri Bhagavan: «Io sono giunto in un momento in cui l’energia della terra sta cambiando, l’uomo è molto ricettivo ed è possibile dargli l’illuminazione. Il mio vantaggio è quello di essere giunto al momento giusto. Un momento in cui l’illuminazione può essere data».
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Indice:
Prefazione a cura dei membri della Fondazione Golden Age 5 Prefazione a cura di Barry Martin 7 Introduzione 10 Fratello Sole 18 Parte I – Il mio viaggio verso l’Illuminazione 19 Capitolo 1 – La ricerca 20 Capitolo 2 – L’incontro con Bhagavan 29 Capitolo 3 – L’Inizio del Processo 37 Amico 44 Capitolo 4 – Le Fogne della Mente 45 Capitolo 5 – Personalità Multiple 53 Chi sono? 62 Capitolo 6 – La Lotta della Mente 63 Capitolo 7 – Il Lasciarsi Andare 69 Capitolo 8 – Tagliare il Traguardo 75 Il giardino 84 Capitolo 9 – Il Darshan con Amma 85 Capitolo 10 – La Coscienza Cosmica 89 Capitolo 11 – Il Potenziamento 97 Capitolo 12 – La Vita dopo l’Illuminazione 101 Il Vento di Bhagavan 108 Parte II – Altre esperienze d’Illuminazione 111 Capitolo 13 – Grace 112 Capitolo 14 – Barry 123 Capitolo 15 – Mitchell 131 Capitolo 16 – Freddy 139 Vassoio vuoto 146 Parte III – Viaggio Collettivo d’Illuminazione 147 Capitolo 17 – Mukti Avatar 148 Una Nuova Alba 160 Capitolo 18 – Miracoli 161 Capitolo 19 – Sommario degli Insegnamenti 169 Capitolo 20 – Diksha e Cervello 179 Capitolo 21 – Più a fondo nell’Illuminazione 189 Lunga Notte Buia 198 Capitolo 22 – Visione dell’Età dell’Oro 199 Parte IV – Conversazione con Bhagavan 207 Conversazione con Bhagavan 208 Appendice I: Porta per l’Eternità 233 Appendice II: L’Illuminazione e il Cervello: un Rapporto Scientifico degli Insegnamenti di Bhagavan Sri Kalki 242 Appendice III: La Notte Oscura dell’Anima e la Scienza del Cervello 251 Contatti Diksha nel Mondo 257 A proposito di Kiara Windrider 258 Glossario 259
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Estratto:
Capitolo 1 La Ricerca Non vi è nulla che si possa paragonare ad un viaggio verso una terra lontana, senza sapere in che direzione andare, senza certezza sull’esistenza della destinazione, in qualche modo sapendo di essere destinato a raggiungere Dio, eppure altrettanto cosciente del fatto che il sé, che alla fine giunge a destinazione, è allo stesso modo destinato a scomparire. Che posso dire su questo viaggio, a parte affermare che inizia solamente dopo la fine? Che posso dire riguardo al sé, tranne che capisco me stesso solo quando l’“io” se n’è andato? Che posso dire sulla scoperta di Dio, ad eccezione del meravigliarmi per tutte le espressioni infinitamente belle in continuo cambiamento del suo viso, che è poi anche il mio stesso viso? Ricordo da sempre di essere stato affascinato da storie di uomini e donne sante delle montagne e delle foreste indiane, che vivono nello stato illuminato dell’unione divina. Il libro Autobiografia di uno Yogi di Yogananda Paramahamsa era uno di quelli che preferivo, insieme al libro Vivere con i Maestri Himalayani di Swami Rama. Rivolgevo lo sguardo agli esseri straordinari, che riempivano queste pagine, con ammirazione e un po’ d’invidia, riconoscendo quella profonda volontà nel mio cuore di raggiungere un tale stato d’illuminazione, seppure convinto di non avere né la disciplina né la resistenza richiesta per trascorrere anni in una caverna fuori dal mondo alla ricerca di questa perla preziosissima. Col passare degli anni smisi di sperare. Non sarei mai stato un Buddha o un Cristo o un Ramana Maharshi, poiché quelle erano le uniche figure che avevo come riferimento su come potesse essere una persona illuminata. Fantasticavo di diventare illuminato, non solo come esperienza personale, ma come risveglio globale, tuttavia riuscivo sempre a ritornare sui passi della “realtà”, un parola che non mi piaceva particolarmente, poiché non aveva niente a che fare con ciò che sentivo reale, seppure fosse qualcosa con cui avevo dovuto imparare a convivere, volendo essere di qualche utilità sulla faccia della terra. Trovai un buon motivo per abbandonare la ricerca. Come avrei potuto sentirmi bene per il fatto di entrare in una sorta di nirvana personale quando miliardi di figli della terra erano legati all’idea d’estinzione? Come avrei potuto giustificare il trascorrere di anni in una caverna solitaria quando i richiami del bisogno umano si alzavano così alti intorno a me? Quale risposta avrebbe avuto senso in un mondo in cui la realtà esterna sembrava dominata da ingordigia, fame, manipolazione, distruzione e sofferenza? Inoltre mi era stato detto che solo uno sparuto gruppo di persone aveva raggiunto quello stato dall’alba dei tempi, quindi che possibilità avrei avuto di essere il prossimo della lista? Eppure rimaneva la bramosia intensa dentro il mio cuore, e mi torturavo col desiderio ardente di liberarmi dalle limitazioni che percepivo nella mia stessa esperienza del sé, cosciente tutte le volte che si trattava di un sogno impossibile da realizzare. Non ero un avatar. Ero troppo pigro e indisciplinato perfino per meditare con regolarità, quindi che cosa avrei potuto fare con la mia ricerca donchisciottesca? «Sognare il sogno impossibile, combattere un nemico imbattibile, sopportare una tristezza insopportabile, correre su un terreno dove i coraggiosi non osano andare». Queste parole, prese da Don Chisciotte, erano le mie parole. Il desiderio alimentò la speranza remota che un giorno, in qualche modo, ce l’avrei fatta, rendendo la futilità del momento un po’ più sopportabile. Il mio viaggio non è molto diverso rispetto a quello di chiunque altro, poiché sotto tutte le illusioni separate di realtà, c’è essenzialmente un’anima, una mente, un corpo e una coscienza. Mentre condivido questo viaggio di risveglio, voi probabilmente vi renderete conto che si tratta anche del vostro viaggio e, più di ogni altra cosa, che si tratta anche del viaggio della vasta coscienza unificata cioè della coscienza collettiva del pianeta. Inizio la mia storia con un incidente che mi sconvolse un bel mattino di sole all’età di 16 anni. Ero studente alla Scuola Internazionale di Kodai, sulle colline boscose e lussureggianti nell’India meridionale. Un bel weekend, un gruppo di noi uscì per una delle nostre escursioni preferite, lungo un ruscello montano bello e tortuoso, che portava ad una ripida cascata che si gettava dopo un salto di centinaia di piedi in una gola sottostante. La notte ci accampammo vicino al letto del fiume e dopo una veloce colazione la mattina dopo, due di noi si avviarono in testa del gruppo giù verso le cascate. Travolti dalla perfetta bellezza che ci circondava, decidemmo di discendere la parete delle cascate fino a dove saremmo riusciti ad arrivare. Eravamo scesi per diverse decine di metri quando il mio compagno perse un appiglio e cadde. Lo vidi precipitare, pietrificato dallo shock, e stavo continuando a guardarlo con gelido orrore quando io stesso persi la presa e cominciai a cader giù. Le mie unghie si ruppero e sanguinarono nel tentativo di aggrapparmi; rimbalzai velocemente sulla parete ripida, rendendomi conto che non c’era null’altro che potessi fare. In breve mi arresi all’inevitabilità della morte e, fatto alquanto strano, una grande pace scese su di me. Mi trovai in una zona temporale in cui tutto sembrava andare al rallentatore e, nell’attimo successivo di presa di coscienza, mi ritrovai immobile in una pozza, una fossa di acqua profonda su uno spuntone di roccia che fuoriusciva dalla parete, con ancora centinaia di piedi di cascata che scorrevano sotto di noi. Sorprendentemente anche il mio compagno era atterrato nella stessa pozza. Eravamo caduti per 50-60 metri e, sebbene feriti e intontiti, eravamo inspiegabilmente, gloriosamente vivi! Mi resi conto quindi che c’era uno scopo nella mia vita, e che ero stato tenuto in vita per realizzare tale scopo. Nei mesi e negli anni che seguirono mi imbarcai in una fervida ricerca per comprendere il significato e lo scopo della mia vita. Studiai ed esplorai gli insegnamenti e i rituali relativi a quasi ogni tradizione religiosa esistente al mondo. Dopo il diploma trascorsi diversi anni vivendo e studiando in vari ashram in India – induisti, buddisti e cristiani. Poi, ad un certo punto, mollai tutta la religione ufficiale intenzionalmente, rendendomi conto che la maggior parte di questa faceva riferimento al passato, sentendo il bisogno di trovare un percorso che si riferisse più direttamente alla nostra condizione umana contemporanea e, allo stesso tempo, connesso a fondo con la Sorgente di tutte le cose. Poi a 21 anni, ricevetti una borsa di studio per frequentare un college negli USA. Il College Bethel è un piccolo istituto del Kansas, profondamente radicato alle tradizioni Mennonite di pace e giustizia. Ispirato da persone come Gandhi e Martin Luther King, presi sempre più coscienza delle dimensioni politiche del ministero di Gesù. Cominciai a rendermi conto del fatto che la mia spiritualità doveva scendere in piazza, entrando in relazione con le realtà politiche, sociali ed economiche del mondo che mi circondava, per cambiare non soltanto gli individui ma anche i sistemi, allo scopo di influire non solo sulle loro realtà spirituali ma anche su quelle fisiche. Mi laureai in Studi della Pace e Sviluppo Internazionale e trascorsi un po’ di anni come attivista in movimenti pacifisti ed ambientalisti, lottando per creare un mondo migliore attraverso la militanza politica. Sin da ragazzo ero stato appassionatamente interessato alla protezione dell’ambiente, alla ricerca alternativa e a tecnologie “amiche della terra”. Mi ero sempre sentito profondamente angosciato a causa della cecità e della ingordigia umana nei confronti della natura, e non sopportavo neppure di vedere abbattere un albero. Duranti gli anni trascorsi nel college, aderii al percorso dei Nativi Americani, un percorso che rappresentava l’Oneness (Unità) con tutta la natura e col Grande Spirito. Mi interessai all’arte degli sciamani, al cercare di capire lo spirito che si muove attraverso tutte le cose, al parlare direttamente al Grande Spirito attraverso la natura e attraverso ciò che gli aborigeni australiani definiscono “Tempo di sogno”. Desideravo ardentemente sviluppare la simbiosi mistica con gli alberi, gli animali e gli spiriti della natura che gli indigeni di tutto il mondo sembravano continuare a mantenere. Col passare degli anni questa mi portò ad imparare quello che equivaleva ad una sorta di “canalizzazione”, attraverso la quale iniziai ad entrare in sintonia con la coscienza degli spiriti della natura, degli angeli, dei maestri ascesi e degli esseri cosmici. Durante questo periodo mi affascinavano anche le intuizioni della meccanica quantistica, dell’astrofisica e della biologia, che esploravano la natura dell’universo e l’evoluzione della coscienza. Mio padre è un fisico, quindi sono sempre stato interessato alle scienze della natura, ma ora stavo percorrendo il ponte tra scienza e spiritualità, ed era emozionante vedere l’implicita unità che le accomuna. Ognuna parlava con linguaggio diverso, ma puntava alla stessa realtà. In definitiva una realtà che non poteva essere compresa facilmente se non tramite un’esperienza intuitiva diretta. Divenni molto interessato alla relazione che intercorre tra anima, cervello e coscienza. Molte persone illuminate, tra cui UG Krishnamurthy e Gopi Krishna, enfatizzavano il fatto che la loro illuminazione non era stato un evento spirituale ma biologico, connesso ad una mutazione evolutiva nella chimica del cervello e questo mi intrigava. Inoltre cominciai a studiare quanto sostenevano scienziati come la Dott.ssa Valerie Hunt circa la neuro-biologia dell’illuminazione, e mi interessavo tantissimo alle tecnologie che potevano essere d’aiuto al cambiamento dello stato celebrale. La sete di esperienza diretta alla fine mi riportò di nuovo a scuola. Presso uno degli ashram in cui avevo vissuto in India, mi interessai delle opere di Ken Wilber, Stan Grof e di altri leader nel campo della psicologia transpersonale, che cercavano di mettere insieme il meglio della spiritualità e della psicologia nella ricerca di vivere sino al massimo del potenziale. Una delle tecniche che appresi fu la “Respirazione Olotropica”, che combinava la respirazione intensa con la musica adatta ad attivare ognuno dei sette chakra del sistema dell’energia umana. Mi esercitai in questa pratica per un certo lasso di tempo, il che suscitò intense percezioni nel mio essere psico-energetico. Mi resi conto di voler trascorrere la mia vita aiutando la gente a raggiungere stati simili. Ecco perché a circa vent’anni, mi ritrovai iscritto all’istituto della California per Studi Integrali, fondato da un discepolo del grande yogi, Sri Aurobindo. Cinque anni più tardi mi laureai all’Università John F. Kennedy in Consultazioni Transpersonali di Psicologia. Contemporaneamente al mio programma di laurea, partecipavo in ogni occasione possibile a diversi tipi di seminari, apprendendo varie forme di massaggi terapeutici e manipolazioni, frequentando Corsi Intensivi di Illuminazione e ritiri Vipassana, esplorando vari insegnamenti in quell’orbita, interagendo con diversi insegnanti spirituali, partecipando alle Capanne Sudatorie, prendendo parte a danze Sufi e, in generale esplorando ogni forma di insegnamento spirituale che potesse esistere sotto il cielo della California. Poco dopo essere entrato nell’Istituto della California per Studi Integrali, cominciai a percepire una sorta di dissolvimento del sé, come se i miei corpi sottili stessero entrando in un forte stato di unione con un Maestro himalaiano con cui ero stato in contatto che era noto semplicemente come Babaji. Per parecchi mesi sentii che il mio stesso senso di identità si era dissolto, e che mi alzavo ogni mattina con forti correnti di energia che mi attraversavano il corpo. Vissi questo stato di beatitudine, accompagnato da molte percezioni circa la natura dell’universo e la coscienza umana. Dopo qualche mese, comunque, questo stato cominciò ad esaurirsi fino a svanire del tutto, lasciandomi con un profondo senso di disappunto e di fallimento. Dopo la laurea, lavorai per un po’ di anni come psicoterapeuta in un centro di guarigione alternativo noto col nome Pocket Ranch Institute. Era diretto da Barbara Findeisen e Tony Madrid, il cui sogno era quello di fornire un posto sicuro alle persone che attraversavano crisi spirituali e risveglio della Kundalini. Affiliati alla rete di emergenza spirituale (Spiritual Emergence Network) avevamo vari programmi per liberare le persone da traumi emotivi subiti nel passato e ricollegarle ai loro Sé superiori. Il ranch era situato in mezzo a 1200 ettari di querce selvatiche, ruscelli montani e prati sconfinati, su terra che era stata ritenuta sacra per secoli come luogo di visioni spirituali. Era un programma unico e io ne amavo ogni suo singolo istante. La mia dimora, a quel tempo, era sul Monte Shasta in California, considerato da molti uno dei più poderosi vortici di energia sacra al mondo. Trascorsi parecchio tempo su agli alpeggi, in grande sintonia spirituale con gli spiriti della montagna e con i maestri ascesi, la cui presenza è così tangibile in quel posto. Fu un meraviglioso tempo di scoperta, che allargò la mia visione circa tutto quanto concerne il nostro viaggio planetario. Inoltre trascorsi parecchio tempo alle Hawaii, giocando con delfini e balene nel loro regno oceanico, consentendo loro di insegnarmi l’Oneness. Gradualmente, cominciai a mettere assieme diversi tasselli che sembravano portare verso un mondo di nuove possibilità. Studiai diversi sistemi di calendari e profezie provenienti da tutto il mondo, ricercai scoperte scientifiche poco note che puntavano verso grandi cambiamenti di coscienza nella direzione a noi consona, mi ritrovai ispirato da visioni future di persone sparse nel mondo, oltre a ritrovarmi a “canalizzare” aspetti relativi a me stesso provenienti da altre linee temporali, ognuno indicante un cambiamento collettivo che attendeva l’umanità nel prossimo futuro. Scrissi un libro su tutto questo, Doorway to Eternity: A Guide to Planetary Ascension, che ebbe subito parecchi riconoscimenti e fu sommerso di lodi da diverse persone che stavano arrivano alle stesse conclusioni. Ciò che mancava, comunque, era un piano. Era enormemente positivo dire che era quella la rotta sulla quale l’umanità si stava muovendo, e anche avvertire questa verità ad un livello molto profondo. Eppure, mi sentivo in qualche modo schizofrenico di tanto in tanto, quando leggevo dell’ennesimo atto di terrorismo nell’ennesimo angolo della terra, sponsorizzato o meno da qualche stato o da qualcos’altro, oppure quando sentivo di qualche altra tribù di indigeni deportata, mentre la loro foresta veniva distrutta così che l’ennesima multinazionale potesse trarre profitto dal sangue della Terra viva. C’era un punto di convergenza tra le visioni che avvertivo profondamente e queste realtà esteriori profondamente fratturate? O forse ero semplicemente un’altra vittima di una spiritualità da “testa fra le nuvole” che non aveva più nessuna pertinenza col mondo esteriore? |
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