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Scheda libro
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Da sempre la psicologia affascina e incuriosisce le persone. Tutti ormai ne comprendono l'importanza e in molti cercano di applicarla, rischiando però di perdersi in un labirinto di termini difficili da capire e di teorie impossibili da mettere in pratica.
Conoscere la Psicologia è tra i libri di psicologia più semplici e pratici che siano mai stati scritti: una guida chiara e completa, corredata da numerosi esempi e consigli pratici per chi desidera comprendere il proprio comportamento e quello degli altri e conoscere e rimuovere le cause dei propri difetti. Un prezioso strumento per tutti coloro che hanno finalmente deciso di avventurarsi nella vita.
Questo famoso manuale è un'esplorazione appassionante nella nostra psicologia, una passeggiata utile e istruttiva nel nostro affascinante mondo interiore, nella quale l'autore ha realizzato una splendida sintesi del pensiero dei grandi maestri di psicologia e filosofia di tutti i tempi, offrendoci un quadro chiaro e completo del comportamento umano e delle sue dinamiche.
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Estratto:
Il meglio della vita Nella vita, tutto ciò che si fa può essere fatto nel migliore dei modi, bene, così così, male o nel peggiore dei modi. Tutti vivono. Ma soltanto pochi riescono a vivere bene. E soltanto pochissimi nel migliore dei modi. Vi sono tre metodi per imparare a vivere: - Primo Metodo “Vivere come si crede sia meglio correggendo via via eventuali errori”. Ossia vivere seguendo i propri concetti, le proprie idee, il proprio sistema di valori. Poi, se in seguito si nota che la propria vita fa acqua, si cerca di tappare gli eventuali buchi. Se più in là insorgono altre perdite, si cerca di tappare altri eventuali buchi e così via. Questo è senz’altro il miglior modo per costruire tinozze, non certo la propria vita. Crea fiumi di rabbia inutile, di tristezza inutile, di frustrazioni inutili e si gettano al vento milioni di ore di vita attiva. Si possono perdere, ad esempio, intere settimane per imparare ad evitare un banalissimo errore di comportamento, mentre usando una facile tecnica (descritta in un qualsiasi libro di miglioramento psicologico) si può evitare lo stesso errore spendendo soltanto cinque minuti del proprio tempo. Si possono impiegare mesi e mesi per apprendere come ridurre gli attriti con gli altri, mentre usando un semplice accorgimento (descritto in tutti i libri sui rapporti interpersonali) si impiegano soltanto pochi giorni. Non solo. Usando il metodo del Vivere come si crede sia meglio correggendo via via eventuali errori si rischia di dimenticare il vero scopo della propria vita, di perdere di vista l’orizzonte, di smarrire la giusta strada, di confondere i mezzi con i fini, il male con il bene, il giusto con l’ingiusto. Un guazzabuglio pazzesco. Milioni di persone all’inizio dell’età adulta, si ripropongono: «Adesso mi sacrificherò per guadagnare molti soldi, poi farò ciò che mi piace». E si gettano a capofitto nel tentativo di realizzare tale proposito. Poi, quando (magari dopo anni) riescono finalmente a salire sul treno del successo, non ricordano più a quale stazione devono scendere. E continuano per inerzia sulla linea soldi-successo: la linea del nulla. - Secondo Metodo “Seguire i consigli, verbali o scritti, di uno o più grandi maestri di vita”. Usando questo metodo, si sbaglia poco e si vive decentemente. Però non si avverte la gioia di scoprire personalmente i segreti della vita, la soddisfazione di costruire da sé la propria felicità, il gusto di inventare la propria esistenza, il sublime divertimento di impastare i mattoni della propria teoria con il cemento delle proprie esperienze. È il caso dell’adulto debole che segue ancora le direttive dei genitori. Sì, magari eviterà dispiaceri e delusioni, ma vivrà una vita “spenta”. È il caso di coloro che seguono ciecamente le indicazioni di libri sacri, di testi filosofici, di santoni e via discorrendo. Sì, magari vivono benino, ma la loro è una vita ridotta, una vita presa a prestito, una vita di seconda mano. Non è vera vita. - Terzo Metodo “Vivere come si crede sia meglio seguendo anche i consigli, verbali o scritti, di uno o più maestri di vita e correggendo via via eventuali errori”. Questo è senza dubbio il miglior metodo per imparare a vivere, poiché, da un lato, non fa perdere molto tempo (e non causa grossi dispiaceri) e dall’altro fa sperimentare nuove soluzioni, nuovi itinerari filosofici, nuove miscele di saggezza e costruire quindi da sé la propria vita. Questo libro è un maestro di vita: una sintesi del pensiero dei grandi maestri di psicologia e di filosofia di tutti i tempi. Può essere... - Valido. Se desideriamo conoscere il vero motivo dei nostri comportamenti e di quelli altrui. - Utile. Se vogliamo capire (e rimuovere) le cause di alcuni nostri difetti. - Pratico. Se intendiamo avventurarci nella vita. - Indispensabile. Se decidiamo di aiutare la nostra mente a vivere meglio. Questo libro non è un vero e proprio trattato di psicologia. È piuttosto un’esplorazione, una “passeggiata” nella psicologia. Alcuni argomenti sono stati trattati a fondo, altri soltanto accennati. In complesso, però, fornisce un quadro ben chiaro del comportamento umano e delle sue dinamiche. Ho cercato di tradurre in un linguaggio semplicissimo i concetti psicologici di cui mi sono servito nella stesura di quest’opera. Forse non sempre ci sono riuscito e di questo chiedo venia. La mia più grande soddisfazione la proverò il giorno in cui qualcuno mi scriverà: «Non pensavo, David, che la psicologia fosse così semplice da capire e da mettere in pratica». I protagonisti di questo libro Quando ho pensato di scrivere questo libro, subito si è affacciato alla mia mente lo spettro dei libri di psicologia sui quali avevo studiato: bellissimi, ricchi di concetti interessanti, raffinati ma incomprensibili. No, non volevo creare una cosa simile. Il mio doveva essere un libro che aiutasse tutte le persone, sì, proprio tutte, anche quelle meno istruite. Ma nella mia mente risuonava un ritornello: «Far capire la psicologia ai non addetti ai lavori è impresa ardua». Non mi sono perso d’animo. Ho pensato, ripensato, riflettuto e alla fine ho trovato la soluzione: ho inventato tre personaggi. I tre protagonisti di questo libro sono: q Lo scrittore di questo libro (io). q Mio cugino Andreas. q Mia cognata Nilly. Essi rappresentano: q L’individuo psicologicamente sano: io. q L’individuo psicologicamente disturbato: mio cugino Andreas. q L’individuo psicologicamente malato: mia cognata Nilly. Prima di fare la conoscenza di questi personaggi è necessario apprendere la differenza tra: q Sanità psicologica. q Disturbo psicologico. q Patologia psicologica. In medicina si dichiara sano chi non ha sintomi di malattie. In psicologia, invece, non è così. Ogni individuo custodisce in sé i sintomi di tutte le malattie psicologiche. Ciò che fa la differenza tra salute, disturbo e patologia è l’intensità di tali sintomi. Tutti noi, ad esempio, abbiamo il timore delle malattie, però: nella persona sana, questo timore è lieve e razionale; nella persona disturbata, è medio e un po’ irrazionale; nella persona patologica, invece, è elevato e irrazionale. Tutti temiamo il giudizio altrui, però: q La persona sana non si fa vincere da esso e si dà agli altri autenticamente. q La persona disturbata cede a tale timore e si falsa spesso. q La persona “malata” di timore del giudizio altrui, quando sta con gli altri, viene assalita dall’ansia. Per far comprendere ancora meglio questi concetti, descrivo la personalità dei tre protagonisti. q Io, lo scrittore, sono una persona psicologicamente sana (modesto, vero?). Ho una buona stabilità emotiva, una buona sicurezza di base, pochi timori, un buon grado di razionalità, un buon livello di creatività, una grande capacità di gioire, di percepire il bello, ecc. Ciò significa che nella mia mente non vi sono particolari timori che mi frenano. In tal modo posso esprimere appieno tutte le mie potenzialità, accrescermi continuamente e arricchirmi giorno dopo giorno di nuove esperienze, di nuovi concetti, di nuove idee, ecc. E la mia mente vive molto bene. q Andreas, mio cugino, è una persona psicologicamente disturbata. Ha una certa instabilità emotiva, alcune incertezze, un buon numero di timori, una media razionalità, scarsa creatività, poca capacità di gioire, di percepire il bello, ecc. Ciò significa che ha dei problemi psicologici, ma essi non sono tali da bloccare la sua normale attività, da farlo soffrire molto. Sono sufficienti però a spingerlo nelle braccia della materialità. In tal modo egli rimane psicologicamente statico. E le sue potenzialità rimangono inespresse. E la sua mente vive poco felice. q Nilly, mia cognata, è invece una persona psicologicamente malata. È molto instabile emotivamente, ha molte insicurezze, molti intensi timori, poca razionalità, pochissima creatività, poca capacità di gioire e apprezzare il bello. Ciò vuol dire che i suoi problemi psicologici possono renderle difficile l’esistenza quotidiana. Infatti non ha grande autonomia (emotiva, affettiva e sociale). Ha qualche malattia psicosomatica, è spesso ansiosa o depressa. In pratica è preda di una piccola nevrosi (di cui non è assolutamente cosciente) e spreca grandi quantità di tempo e di energie per soddisfare i suoi bisogni nevrotici. In tal modo non si esprime e non si realizza. E la sua mente vive sostanzialmente infelice. Mio cugino Andreas, mia cognata Nilly ed io, con le nostre avventure, faciliteremo la comprensione dei pensieri, dei sentimenti e dei comportamenti sani, disturbati e patologici. Il lettore confrontandosi con noi, potrà trarre utilissime indicazioni e “Aiutare la propria mente a vivere meglio”. Perché l’unico, il più sicuro e inequivocabile indizio di benessere mentale è sentirsi più spesso possibile sereni e felici. Prima di terminare questa premessa è mio dovere fare un’importante precisazione. In questo libro, per “patologica”, non s’intende una persona malata di mente, da ricoverare o da sottoporre a cure psichiatriche. E non s’intende neppure che la sua patologia è così grave da costringerla lontana dalla vita attiva. Niente di tutto questo. Le persone “patologiche” qui descritte non sono nevrotiche, non sono in pieno esaurimento nervoso, non sono depressi cronici ma individui normalissimi. Perciò se lungo lo scorrere delle pagine, il lettore dovesse accorgersi di avere un sintomo che io considero “patologico”, non deve preoccuparsi. Non è nulla di grave. |
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