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Vivi Consapevole - N. 25 - Aprile/Giugno 2011
Permacultura Autosufficienza Ecologia

Prezzo: € 4,70
Pagine: 80 - Formato 19,5x27,5
ISBN 13: 9788875079833
Tipo: Rivista
Prima edizione: Aprile 2011

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Nel nr. 25 lo SPECIALE Ritorniamo Raccoglitori:
- Come riconoscere e utilizzare i frutti spontanei della terra
- Erbe spontanee
- Verdure di primavera
- Tifa Latifolia
- Rosa canina
- Frutti di bosco
- Salici

Inoltre:

  • Raccogliamo erbe ma rispettiamo la biodiversità
    La redazione
  • Raccogliere gemme
    Lucilla Satanassi
  • Cercare le erbe di primavera
    Trad. da Permaculture Magazine
  • Menu a base di erbe di primavera
  • I mille usi della tifa
    Elena Parmiggiani
  • La Rosa Canina
    Dove cresce e come si utilizza in fitoterapia
    Sergio Abram
  • Comunità consapevole
    Dal sogno alla realtà con il Dragon Dreaming
    Ellen Bermann
  • Rifiuto riuso riciclo
    Carte ecologiche e riciclate
    Sig. Gil - Geca spa
  • Curarsi da sé
    Ipotiroidismo, l’emergenza ignorata
    Romina Rossi
  • Bambini e genitori
    Vieni c'è un asilo nel bosco…
    Marianna Gualazzi
  • Scuola familiare
    Clara Scropetta
  • Eco viaggi
    Ecovillaggi per tutte le tasche!
    Romina Rossi



Estratto:

Il Pianeta Verde
editoriale di Marianna Gualazzi


«Tutti sono capi, tutti si credono superiori a qualche cosa: gli uomini si credono superiori alle donne, la gente di città a quella di campagna, gli adulti ai bambini, gli umani agli animali e alle piante. […] La competizione, la contabilità, la produzione in massa di oggetti inutili, le guerre, il nucleare, la distruzione della natura, le malattie senza rimedio: la preistoria insomma.»

La terra vista da lontano, dall’alto, da lassù: da una prospettiva extra terrestre lucida che ci offre un’analisi impietosa dei rapporti tra l’uomo, i suoi simili e la natura.
La terra vista dal Pianeta Verde appare immersa in un Medioevo senza speranza: caos, disordine, inquinamento la fanno da padrone. E mentre sul Pianeta Verde gli abitanti si riuniscono per ascoltare i “concerti di silenzio”, sulla terra il rumore del traffico stradale della Parigi di fine millennio non lascia tregua.

Il Pianeta Verde è un bel film di Coline Serrau, datato 1996: un film che si rivede con piacere più e più volte e che utilizza l’ironia per tratteggiare una spietata critica della società contemporanea.
Gli abitanti del Pianeta Verde vivono in armonia con la terra e i frutti che essa offre, hanno attraversato anche loro l’epoca industriale dell’inquinamento e del profitto, ma sono passati oltre: non hanno moneta, non hanno automobili, non hanno macchine, non hanno case e città.
Vivono ai margini dei laghi, dormono nell’erba, comunicato telepaticamente avendo imparato ad utilizzare ben più di quel 3% del cervello che ancora caratterizza gli abitanti della terra. Non si ammalano e vivono oltre 250 anni, morendo di morte naturale alla fine della loro pacifica e quieta esistenza.

Quando Mila – un’abitante del Pianeta – si reca sulla terra, si trova di fronte il mondo che noi tutti conosciamo: quello ben rappresentato, ad esempio, dalla recentissima tragedia delle centrali nucleari giapponesi danneggiate dallo tsunami dello scorso marzo. Il viaggio di Mila sulla terra ha lo scopo di “disconnettere” il maggior numero possibile di persone, ossia di renderle consapevoli dell’assurdità della vita che stanno conducendo: una presa di coscienza imprescindibile per salvare il pianeta e i suoi abitanti.

Ci sono due cose nel film che mi hanno molto colpito. La prima è il fatto che Mila, sulla terra – trovandosi impossibilitata a consumare l’acqua e il cibo del nostro pianeta perché troppo inquinato per il suo organismo – si “ricarica” tenendo in braccio per alcune ore un neonato: un forte contrasto rispetto a una società, la nostra, che risulta fortemente fobica rispetto ai legami agli affetti e che vede nella separazione precoce tra madre e bambino un pilastro fondamentale della sua prosecuzione.
La seconda è l’usanza, sul Pianeta Verde, che prevede lo svolgimento dell’assemblea annuale dei villaggi in cima a una montagna «perché dopo aver camminato due ore in salita si ragiona meglio»: mi ha fatto venite in mente i vari G7, 8 e 20 con città blindate e grande mobilitazione di mezzi e persone e tutti gli ausili che la nostra società ci propone per evitare la fatica, la stanchezza, il dolore, le pause, la quiete.

E se camminare tutti i giorni due ore in salita ci aiutasse davvero a trovare soluzioni innovative e ad avere pensieri più chiari e lucidi? Forse è tempo di mettersi in marcia…


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